Pizzetto” Tullio Colsalvatico, uno dei giusti

Tullio Colsalvatico a cavallo

Tullio Colsalvatico a cavallo

La curiosità: la richiamo sempre anche ai miei ragazzi come una condizione che rivela di essere vivi.
Ci aiuta ad accorgerci di ciò che accade intorno. Ed in qualche modo, tutto ciò che accade chiede di rispondere, di muoverci. Questa è la “fregatura”. I nostri progetti di tranquillità e riposo saltano e, stando dietro alle circostanze, non sappiamo come andrà a finire.
Il più delle volte è un grazie che dobbiamo dire a consuntivo della fatica, delle preoccupazioni, delle incertezze affrontate, degli ostacoli superati, se guardiamo con onestà di cuore al cammino in cui ci siamo trovati ed agli incontri che durante abbiamo fatto.
 

 

Tutto questo c’entra con quello che riportiamo – insieme all’amico Enzo Calcaterra – in queste pagine. C’entra con l’esperienza da me vissuta in questo ultimo periodo, di cui molti si sono accorti ed in cui alcuni si sono trovati dentro, come Enzo.

Raccontiamo dei fatti, di oggi e passati, legati alla memoria. Che non nasce da una sterile nostalgia di un bene non più possibile o dalla rabbia per un male invincibile e di fronte al quale la nostra impotenza fa quasi disperare. Ci interessa la memoria perché, ridestata dall’incontro con esperienze presenti, apre alla speranza per il futuro.

Solo per questo raccontiamo di Tullio Colsalvatico durante la Resistenza, di come Fiorella Calò e tutta la sua famiglia di ebrei lo incontrarono a Fiastra, di sua figlia Angelica che, da un kibbutz in Israele, fa teatro con ragazzi, ebrei, musulmani, arabi e cristiani. Di come li abbiamo incontrati.
Franco Maiolati

 

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