La storia

Il Premio Colsalvatico, giunto alla settima edizione, è stato ideato nel 2002 , inizialmente comprendente poesia e narrativa, a tema libero, con sezione anche per gli studenti dei vari ordini di scuola. Già nella seconda edizione, 2004 , fu riservata una sezione ai racconti umoristici inediti, a cui parteciparono 44 autori da tutta Italia (dei 220 totali), con qualche invio dall’estero. Vincitore risultò Fabrizio Bianchini di Tolentino, con il racconto “Lo tristo mietitore”. I racconti vincitori furono pubblicati in proprio dal Circolo Culturale “Tullio Colsalvatico” nella serie delle “cartoline letterarie”.  A sottolineare il collegamento ideale con i grandi maestri dell’Umorismo, nel corso della cerimonia di premiazione fu presentata la figura dello scrittore Chesterton. Nei giorni vicini alla premiazione, la visione di alcuni episodi della serie televisiva di Padre Brown, con Rascel.

Superate, con piena soddisfazione, per il numero e la qualità delle opere pervenute, le prime due edizioni, dalla terza edizione  ( 2006 ) si è ritenuto di indirizzare il Premio esclusivamente  al tema “L’umorismo, un modo di guardare la realtà”, rendendo l’iniziativa unica in Italia (a quanto risulta dal panorama molto vasto dei premi letterari). Tra i  66 autori , vincitore risultò Mario Laganà, di Certaldo (Fi) con il racconto “POF”. Digressioni scolastiche fra onomatopee e acronimi”.  L’antologia, dal titolo “POF” , con i racconti premiati fu affidata all’editore Raffaelli di Rimini,  con una bella ed apprezzata veste grafica,mantenuta per le edizioni successive.
Nel 2008 furono 96 i partecipanti, con vincitore Luigi Schepis (Trieste), con il racconto “Senza parole”. (Grafico di professione, ci ha offerto il logo assunto per l’edizione 2010). L’antologia riporta come titolo un aforisma di Tullio Colsalvatico: “La tristezza è l’ombra del diavolo” . In quell’occasione fu introdotta una giuria di lettori il cui giudizio contribuì a definire la graduatoria tra i cinque premiati scelti dalla giuria ufficiale. Una modalità conservata anche nelle seguenti edizioni, con la conta definitiva dei giudizi e la comunicazione della graduatoria direttamente nel corso della premiazione. Con la coincidenza del centenario della nascita di Giovannino Guareschi, fu allestita la mostra “Non muoio neanche se mi ammazzano”, già presentata al Meeting di Rimini, presentata dalla figlia dello scrittore, Carlotta. A fianco, proiezione di film della serie Don Camillo, ed uno spettacolo teatrale.
Per l’edizione del 2010 pervennero 103 racconti.   Vincitori ex-aequo risultarono Pierino Pini di Montechiari (Bs), con il racconto “Le cipolle” e Fabrizio Altieri di Pisa, con il racconto “La burocrazia degli anatemi”. (Altieri è entrato poi a far parte della giuria dell’edizione del 2012). L’antologia (dal titolo “Ridere per conoscere”, con nota introduttiva di Gianfranco Lauretano), contiene anche alcune immagini di opere del Museo Internazionale dell’Umorismo nell’Arte.  “Un umorista serio” fu il titolo della mostra, prodotta dal Circolo Colsalvatico, percorso essenziale nella vita e pensiero di Ennio Flaiano , nel centenario della sua nascita. Un ciclo di suoi film completò il panorama delle iniziative.
Nell’edizione del 2012 parteciparono 235 autori. Tre donne tra i cinque finalisti; vincitrice fu Francesca Mairani di Montescudo (Rn), con “I texani”. L’antologia riprese il titolo del premio: “L’umorismo, un modo di guardare la realtà.” Anche in questa edizione fu sottolineata la figura di uno dei grandi maestri dell’umorismo, con una mostra autoprodotta su Marcello Marchesi“L’importante è che la morte ci trovi vivi. L’umorismo per volerci bene”.
In questo ambito, oltre ad alcuni film di Marchesi, gli incontri con Guido Clericetti, nell’inaugurazione, e con Paolo Cevoli, nei giorni dell’esposizione.

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Il Premio “Colsalvatico” propone il tema “L’UMORISMO, un modo di guardare la realtà”, evidenziando una caratteristica emergente nella narrativa di Tullio Colsalvatico e volendo esaltare una posizione nell’affronto della vita in cui l’osservazione dei limiti ed errori non diventa mai condanna o presunzione nei confronti dell’altro, quanto piuttosto riconoscimento di una condizione umana comune e solidale.
Il sorriso che ne scaturisce non è consolatorio e neppure dimenticanza della realtà, anzi vi si riconosce che in essa è contenuto qualcosa che rende grande la vita e che salva da tutte le miserie di cui siamo capaci. Un sorriso che non è derisione soddisfatta dall’aver messo in ridicolo una persona o una categoria a noi avversaria, con la comodità di sentirci a posto.  È lo stesso sorriso che abbiamo scoperto in autori  quali Chesterton, C. S. Lewis, Campanile, Marchesi, Guareschi,… e che vorremmo riscoprire in nuovi autori.
Il Premio “Colsalvatico” si inserisce nella grande tradizione tolentinate della Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte, iniziata nel 1961 da Luigi Mari (autore, tra l’atro, della caricatura di Colsalvatico assunta come logo del Premio – la macchia è una nostra interpretazione), alternandosi con essa negli anni pari, nell’ambito di “Tolentino Humour”promossa dal Comune di Tolentino. Un contributo a completare la definizione di Tolentino come Città del Sorriso.

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